Advance pricing agreements: prevenire l’uso improprio

Concordando con le autorità nazionali i prezzi di trasferimento, le multinazionali possono ridurre drasticamente il proprio carico impositivo, avvantaggiandosi nei confronti della concorrenza: succede in Europa e, forse, anche in Italia

Cresce in tutta Europa il numero degli Apa (Advance Pricing Agreements), gli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento, pratica estremamente diffusa da parte delle multinazionali che, in alcuni casi, si è tradotta in una vera e propria elusione fiscale.

Ne abbiamo parlato con i Consiglieri Federcomated Carmela De Masi e Massimiliano Murri: «Si tratta di un tema complesso– afferma Murri – che abbiamo voluto approfondire ponendo la questione direttamente a Confcommercio – Imprese per l’Italia, tramite Federcomated.

Il nostro sospetto, infatti, era e tutt’ora è legato alla possibile disparità nel trattamento fiscale fra le multinazionali e tutte le altre aziende che, nel loro “piccolo”, sono quotidianamente in competizione con la grande distribuzione organizzata.

Intendiamoci: non stiamo mettendo in dubbio la legalità di questo tipo di accordi, né possiamo affermare che le multinazionali evadano le imposte. Ciò nonostante, abbiamo pesanti riserve circa l’opportunità di una pratica che, nei fatti, avvantaggia la Gdo. In un periodo difficile dal punto di vista economico, riteniamo che lo Stato dovrebbe sostenere i soggetti imprenditoriali più deboli, invece di quelli più forti».

Quali sarebbero questi vantaggi?

«Innanzitutto, la conoscenza anticipata dell’entità dell’imposizione per un lungo periodo di tempo – fatto che, come affermato nella risposta ricevuta da Confcommercio – Imprese per l’Italia, permette alle multinazionali una vera e propria pianificazione fiscale quinquennale. Questa fattispecie è prevista dal D.Lgs. n. 32 del 15/3/2017, con gli “Accordi preventivi per le imprese con attività internazionale” disciplinati dall’art. 31-ter del D.P.R. n. 600 del 29/9/1973.
In effetti, qualsiasi imprenditore vorrebbe conoscere l’entità delle imposte che dovrà pagare nei prossimi anni. Considerando il carico fiscale che sopportano le imprese italiane, si tratterebbe di un’informazione fondamentale per la propria attività. Ebbene, in virtù di questi accordi le multinazionali ottengono – o meglio concordano – queste informazioni, gli altri no!».

Regole uguali per tutti

La sensazione è che non sia tutto qui…

«Infatti. Sempre secondo Confcommercio Imprese per l’Italia, questa pratica può prestarsi a un uso distorsivo della concorrenza. È sufficiente, ad esempio, che i parametri per determinare i prezzi di trasferimento – concordati tramite l’Apa per la vendita di beni e servizi tra società dello stesso gruppo – non siano corrispondenti alle condizioni di mercato.
In questo caso si permetterebbe l’indebito spostamento di enormi somme di denaro fra le società di una multinazionale – dai paesi dove le imposte sono più elevate ai cosiddetti “paradisi fiscali”, ad esempio per gli utili; viceversa, nel caso dei costi – in modo da sottostimare gli importi da assoggettare all’imposizione tributaria.
Si tratta di un vero e proprio “aiuto di stato” incompatibile con le regole comunitarie, già accertato in paesi come Lussemburgo e Olanda – ai quali l’Unione Europea ha chiesto di riscuotere le imposte non versate dalle multinazionali implicate – e con ulteriori accertamenti in corso in Belgio e Irlanda.
In pratica, attraverso gli Apa è possibile eludere l’imposizione fiscale nei paesi con pressione fiscale più elevata –  creando un danno alle casse statali – e contemporaneamente acquisire un vantaggio concorrenziale sleale sullo stesso mercato – a discapito delle aziende tassate in base agli utili effettivi».

E in Italia cosa succede?

«L’Agenzia delle Entrate conferma l’esistenza di Apa stipulati in Italia, sostenendo che:
– l’accesso a questo tipo di accordi è aperto a tutte le imprese, non solo alle multinazionali;
– in nessun caso sono stati fissati arbitrariamente l’imponibile o le aliquote d’imposta di un soggetto.
Il fatto è di per sé positivo: le regole devono essere uguali per tutti anche se, come da Decreto del Mef del 2/7/2014, i soggetti esercenti imprese commerciali che trasferiscono la residenza in altri stati dell’Unione Europea o aderenti allo Spazio Economico Europeo possono optare per la sospensione o per la rateizzazione delle imposte sui redditi dovute sulla plusvalenza, in misura maggiore di quanto consentito alle imprese che hanno una dimensione nazionale.
Credo sia importante sottolineare come l’esistenza stessa degli Apa – il cui contenuto è secretato – sia probabilmente riconducibile alla volontà del Governo di attirare investimenti di capitali stranieri ma, nei fatti, questa pratica ha generato una forte concorrenza sleale nell’economia nazionale e territoriale».

«Gli approfondimenti effettuati da Confcommercio Imprese per l’Italia, circa l’applicazione degli advance pricing agreements nel nostro paese, hanno evidenziato una situazione variegata, che merita di essere portata all’attenzione degli associati e della pubblica opinione. In nome del pluralismo distributivo, Federcomated sostiene la necessità che tutte le aziende attive sul territorio nazionale operino sulla base delle medesime regole, condizioni e opportunità» Mario Verduci, Segretario generale Federcomated

«La possibilità di un differente trattamento fiscale fra le multinazionali e tutte le altre aziende che operano a livello nazionale e locale è concreta – conclude Carmela De Masi – e comporta numerosi interrogativi. Il primo è senz’altro il contenuto degli Apa che, essendo coperti dal segreto d’ufficio, non è ad oggi conoscibile. Al riguardo sorge spontanea una domanda: è più importante la riservatezza delle informazioni commerciali e industriali, oppure il diritto all’informazione sulle regole effettive della competizione sul mercato – da parte dei cittadini e delle imprese?
È nostra intenzione continuare a porre la questione con forza, investendo del problema i più alti vertici della rappresentanza».

Tax ruling e Apa
Un accordo di tax ruling è stipulato fra l’autorità fiscale di una nazione e un soggetto economico, normalmente per concordare il trattamento fiscale durante un periodo di tempo determinato. Esistono infatti aspetti legali e fiscali, connessi in particolare all’attività delle multinazionali, potenzialmente qualificabili come elusivi e che potrebbero perciò prestarsi a contenziosi.
È il caso, ad esempio, dei cosiddetti prezzi di trasferimento o “infra-gruppo” – che riguardano le transazioni di beni e servizi fra le diverse società di una multinazionale, siano esse situate nello stesso paese oppure in nazioni differenti – come anche del pagamento dei dividendi, degli interessi, dei diritti legati a marchi e di altre componenti del reddito d’impresa.
In teoria, attraverso la definizione concordata dei parametri di riferimento, gli Apa hanno lo scopo di definire i termini della corretta interpretazione delle norme e, di conseguenza, di evitare i contenziosi, fornendo così un quadro di riferimento certo a chi opera o intende operare in un determinato paese con una propria organizzazione stabile.
Nei fatti, però, questi accordi permettono alle multinazionali di ridurre sensibilmente il carico fiscale complessivo. Nel 2015, ad esempio, fu resa di dominio pubblico l’esistenza di centinaia di questi accordi stipulati fra le multinazionali e le autorità fiscali del Lussemburgo.
Si tratta del cosiddetto “scandalo Luxleaks”: in quel caso gli Apa stipulati consentivano il trasferimento nel granducato – e perciò la tassazione con le bassissime aliquote previste da quel paese – degli immensi profitti realizzati in altre nazioni – nelle quali l’imposizione fiscale era decisamente superiore. Si tratta di decine di miliardi di euro di imposte non riscosse – e perciò non versate nelle casse degli stati dove avvengono effettivamente le transazioni fra venditore e consumatore – ovvero eluse in modo assolutamente legittimo, proprio in virtù dell’accordo siglato dalle diverse autorità fiscali nazionali con le multinazionali.

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