Vudafieri-Saverino Partners. Il design della qualità in scena al Peck CityLife

Photo courtesy Peck

Peck CityLife – gastronomia, ristorante, enoteca, cocktail bar – rinnova e amplia la propria relazione con il pubblico milanese. Lo Studio Vudafieri-Saverino Partners ha curato il progetto in ogni sua fase: dal concept al design di ogni ambiente, seguendo anche l’ingegnerizzazione degli arredi. L’obiettivo è stato quello di realizzare uno spazio ricco di elementi simbolici per ricucire l’identità storica di Peck con la sua dimensione più contemporanea e moderna. Un ponte tra la tradizione dell’alta gastronomia e la nuova città.

Peck CityLife sorge in un padiglione di 300 mq dalle forme organiche, posto in Piazza Tre Torri, baricentrico rispetto all’ingresso del CityLife Shopping District e delle architetture simbolo della nuova città.
Non solo uno scrigno di sapori, prodotti freschi e confezionati, savoir faire e tradizioni, ma anche un luogo di atmosfera dove i diversi riti divengono tempi, dove il cibo è un ingrediente di una più ampia esperienza. Un ruolo centrale nel definire l’insieme di questi significati, lo gioca il design degli interni, cui è stata affidata la responsabilità di esprimere l’identità Peck portandola in una linguistica contemporanea ad un nuovo pubblico.

Photo courtesy Peck

Il design degli interni è stato articolato in modo da garantire una continuità narrativa nelle diverse aree per creare una relazione fluida tra gastronomia, ristorante, enoteca e cocktail bar. Quattro luoghi diversi per funzione e relazione con il pubblico, ma che definiscono un’esperienza unica. Lo spazio rende omaggio alla Milano del dopoguerra, della ricostruzione, del miracolo economico, della grande operosità e progettualità meneghina – quella Milano dentro cui il mito di Peck si è affermato – pur senza rendere il luogo didascalico. Le citazioni sono omaggi a una storia comune: il pavimento richiama la pietra milanese storica, il ceppo di Gré delle cave del Lago d’Iseo. Il controsoffitto del ristorante, a losanghe di legno, cita Villa Necchi Campiglio di Portaluppi, così come i montanti che reggono le mensole rievocano la Torre Velasca di BBPR. Per le sedute invece è stato scelto Gio Ponti: eleganza ed essenzialità. Messaggi subliminali, non espliciti, di una meneghinità sobria e decisa. Le lampade decorative, modernissime e dal sapore post industriale, vogliono riportare – innovando – alla tradizione estetica dei palazzi Milanesi, con l’attenzione alla scelta di corpi luminosi dalla peculiare presenza.

Il grande banco di gastronomia accoglie il visitatore all’ingresso, mettendo in scena l’identità che passa attraverso il prodotto, il gesto, il rapporto tra personale e ospite. Il bancone è stato interamente disegnato per offrire prestazioni tecniche, estetiche, di praticità, introducendo anche una nuova possibilità: quella di mangiare direttamente seduti al bancone. I tavoli ripiegabili accanto al banco permettono al cliente di avere una visione privilegiata dell’autenticità e della qualità del prodotto e un’esperienza nuova e coinvolgente delle tradizioni gastronomiche. Lo spazio è stato disegnato millimetricamente per sapersi aprire e richiudere moltiplicando i posti tavola – 70 coperti in totale, di cui 50 al ristorante/gastronomia e 20 nell’enoteca cocktail bar. Una serie di tavoli a scomparsa consente infatti di moltiplicare i coperti creando superfici dove prima c’era lo spazio libero.

Photo courtesy Peck

Il ristorante è uno spazio allungato, nel quale gli specchi amplificano la profondità delle pareti espositive: ritmate da montanti verticali e da lunghe mensole in legno per l’esposizione dei prodotti, rievocano la Torre Velasca. Per accentuare la sensazione di intimità l’ambiente è ribassato da un soffitto in legno sospeso a maglia romboidale, omaggio a Villa Necchi Campiglio di Portaluppi. Il tema delle losanghe caratterizza anche i motivi decorativi dei tavoli mobili, sempre in rapporto con la tradizione architettonica milanese.

Nell’enoteca le scaffalature creano una metrica nella quale le bottiglie di vino sono trattate come note di uno spartito, esprimendo il valore della composizione d’insieme nel mettere in scena alcuni grandi solisti. Il senso di verticalità è accentuato delle lesene nere che ritmano sia l’arredo che la boiserie del banco bar.

I display espositivi allestiti in vetrina sono stati progettati per evitare la chiusura totale favorendo la permeabilità allo sguardo come al gesto. Vetrine in rame bifronte, costruite come piccole architetture, restituiscono allo spazio una serie di elementi per l’esterno e per l’interno, dando profondità sia alla comprensione dei prodotti che all’uso. Ogni scaffale è anche supporto per i tavoli mobili che rendono versatile e multiforme lo spazio.

Il banco della cocktail station è rivestito da piastrelle in gres dipinte a mano con un disegno unico realizzato solo per Peck, ripreso da una fotografia storica degli anni ‘50. Il top è in rame così come il grande specchio appeso sulla parete retrostante. Alla sera il volume si illumina come una lanterna, facendo emergere le vetrine dei prodotti, e accendendo lo sguardo sulle atmosfere del ristorante che trova intimità nella luce puntuale. Sono stati reinterpretati in chiave contemporanea i materiali iconici di Peck, come il legno, il ferro nero e il rame; anche in cucina sono state riutilizzate le piastrelle bianche e blu come nelle cucine di Via Spadari.

«Peck è tante cose: un’istituzione milanese, un negozio storico che si sta diffondendo a Milano con l’apertura di negozi-figli, un’autorità in fatto di conoscenza del prodotto, un insieme di persone accomunate da competenze, valori e dalla passione per quello che fanno. L’apertura di Peck in CityLife Shopping District è doppiamente storica: non solo è la prima volta che Peck apre a Milano fuori dal proprio quartiere, ma questo negozio è anche il primo dei nuovi Peck. La sfida è portare la nostra altissima idea di qualità, di servizio e la nostra passione a contatto con pubblici nuovi: con innovazioni destinate a durare nel tempo, e senza inseguire trend o mode passeggere» Leone Marzotto, AD Peck

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