Scenari distributivi. Si riparte con grinta

01_APE_CE-2Sangalli chiede meno pressione fiscale e maggiore accesso al credito, Squinzi di attuare tutte le riforme necessarie, Freri la riduzione dell’aliquota di ritenuta d’acconto anticipata su interventi di ristrutturazione dall’8 al 4%, il vice ministro Nencini rilancia con un summit dell’edilizia per approntare un nuovo Piano Casa. Sono tanti i punti chiave emersi dall’incontro Ascomed Milano, Federcomated e Confcommercio, svoltosi a Palazzo Castiglioni a Milano sabato 28 novembre, dal titolo “Scenari distributivi, ricostruiamo e riqualifichiamo il patrimonio edilizio italiano”. Ad aprire i lavori il presidente di Federcomated, Giuseppe Freri.

Giuseppe Freri
Giuseppe Freri

«Il 2016 sarà l’anno di incontro tra costruttori e prescrittori, il mondo della distribuzione edile ora deve impegnarsi per diventare un punto di riferimento per i professionisti, tanto quanto già lo è per imprese e artigiani. Inoltre chiediamo al governo di riportare l’aliquota di ritenuta d’acconto anticipata su interventi di ristrutturazione dall’8 al 4%». Giuseppe Freri, presidente Federcomated

Con lui al tavolo c’erano i più importanti attori del settore e delle istituzioni, a partire da Carlo Sangalli, numero uno di Confcommercio che dal palco di Palazzo Castiglioni ha chiesto a gran voce che:

Carlo Sangalli
Carlo Sangalli

«Il governo vinca la scommessa di trasformare la ripresa in una crescita diffusa. La strada obbligata è quella di tagliare la spesa pubblica improduttiva, la riduzione generalizzata delle aliquote Irpef. Serve anche una riduzione delle tasse in generale, senza, non ci potrà mai essere un vero sviluppo». Carlo Sangalli, presidente Confcommercio

 

Sangalli ha chiesto anche ulteriori agevolazioni fiscali al comparto edile con diversificazione degli incentivi in modo da premiare chi utilizza materiali e sistemi innovativi, e un agevolazione dell’accesso al credito per le imprese, sul cui tema il numero uno di Confcommercio ha già «avviato un tavolo di confronto con importanti istituti bancari».

Claudio De Albertis
Claudio De Albertis

«Il nostro è un settore in cui manca una politica industriale e questo è il momento per definirla. Bisogna però intendersi su alcune parole: sostenibilità, per esempio non è solo efficientamento energetico, che è una componente essenziale, ma vuol dire il governo di quel prodotto per tutta la sua durata. Questo è sostanzialmente il vero modello su cui lavorare in termini di politica industriale. I micro interventi non sono poi così micro perché possono consentire a un settore di avere una vera politica industriale». Claudio De Albertis, presidente Ance

Un settore, quello delle costruzioni, che in Italia ha subito un contraccolpo senza precedenti. «Nel 2005 i permessi di costruzione sono stati 356mila, nel 2014 appena 56mila, siamo tornati ai livelli del 1938», ha affermato Claudio De Albertis, presidente di Ance, anche lui tra i relatori dell’incontro.

Leopoldo Freyrie
Leopoldo Freyrie

«Per rinnovarsi e diventare più bravi c’è uno sforzo che tutto la filiera deve fare. E se lo facciamo insieme facciamo meno fatica. La declinazione del nuovo fronte dell’architettura nel nostro paese per i prossimi 50 anni passa dall’integrazione di filiera, dall’innovazione tecnologica, passa da alzare di molto l’asticella della qualità abbassando i costi. Il margine è diminuito per tutti e non tornerà più come prima. Ma se noi siamo bravi riusciremo a creare modelli innovativi più leggeri e più efficienti assolutamente più integrati». Leopoldo Freyrie, presidente Cnappc

La presenza di Leopoldo Freyrie, alla guida del Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha sottolineato il legame tra il mondo della progettazione e quello della distribuzione che di recente, al Festival delle professioni di Trento ha proposto l’istituzione di due nuove figure professionali: il progettista sistemico e il tecnologo delle costruzioni per affrontare le esigenze di un mercato sempre più informato e rivolto al segmento della ristrutturazione.

Giorgio Squinzi
Giorgio Squinzi

«Il governo deve insistere per portare avanti tutte le riforme, da quelle politiche a quelle amministrative, la ripresa vera può partire solo dalle imprese, per cui è fondamentale aiutarle. Il nostro è una appello disperato a chi governa affinché si inizi a gestire l’Italia non avendo come obiettivo le prossime elezioni ma il benessere delle prossime generazioni».  Giorgio Squinzi, presidente Confindustria

Da parte di Confindustria, seduta al tavolo di lavoro con il suo presidente Giorgio Squinzi, c’è «l’urgenza di mettere mano al dissesto idrogeologico e sismico a partire da L’Aquila, dove servono 35 miliardi di euro per dare nuova vita al suo centro storico. La ripresa c’è, il job act ha dato un buon contributo e così anche il prezzo del petrolio e il cambio euro-dollaro sono dalla nostra parte. A questo si aggiungono i tassi di interesse che hanno toccato minimi storici mai visti, una situazione unica di cui bisogna profittare». Cosa c’è ancora da fare? «Il governo – ha dichiarato Squinzi –deve insistere per portare avanti tutte le riforme, da quelle politiche a quelle amministrative, la ripresa vera può partire solo dalle imprese, per cui è fondamentale aiutarle. Il nostro è una appello disperato a chi governa affinché si inizi a gestire l’Italia non avendo come obiettivo le prossime elezioni ma il benessere delle prossime generazioni».

Riccardo Nencini
Riccardo Nencini

«Sulla questione delle abitazioni, sono felice a metà sulle cose messe in campo anche all’interno delle legge di stabilità. Io provo a fare proposte che vanno oltre alla legge di stabilità. Un nuovo piano che riguarda la casa…L’impegno da prendere, passata la legge di stabilità, è fare un censimento su quello che abbiamo messo e quello che è rimasto fuori legarlo a un’idea di città e riunire intorno a un tavolo tutti gli attori della filiera». Riccardo Nencini, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Richieste raccolte dal viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che ha rilanciato prendendo «l’impegno di sedersi a gennaio con tutti gli attori del mondo edile e provare a costruire insieme un nuovo Piano Casa temporalmente costruibile».
Tra politica e università
Il tema della riqualificazione del patrimonio edilizio italiano è stato poi approfondito da Fabrizio Schiaffonati, docente del Politecnico di Milano, e da Edoardo Sabbadin, professore dell’Università di Parma. «Nel 2015 in Italia si manifestano i primi segnali di una debole ripresa del settore delle costruzioni. In particolare, nel 2015 il quadro macroeconomico migliora, continua il trend positivo degli investimenti nel recupero abitativo e emergono i primi segnali di ripresa dell’immobiliare» è stata l’analisi preliminare dei due esperti. Secondo i dati riportati, la Banca d’Italia ha evidenziato di recente l’inizio di un nuovo ciclo economico positivo, pertanto il 2015 è l’anno in cui si chiude la fase negativa del Pil italiano. 08_Gruppo pomeriggioAnche l’Istat, conferma questa tendenza: a settembre scorso confermava la previsione del Pil italiano a + 0,9% nel 2015 (mentre nel primo trimestre del 2015 ipotizzava un aumento del Pil tra il + 0,6% e il +0,8%).

EDOARDO_SABBADIN«Nel 2015, inoltre, si inizia a riscontrare un miglioramento della fiducia delle famiglie e delle imprese. In particolare – ha spiegato Sabbadin – a settembre 2015 l’indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta di 3,4 punti, passa da 109,2 a 112,7 il livello più elevato da 13 anni. Anche l’indicatore di fiducia delle imprese aumenta da 103,9 a 106,9 a settembre, siamo tornati vicino ai livelli pre crisi (nel 2007 era 107,1). La fase positiva di crescita dovrebbe consolidarsi nel 2016 e nel 2017 con un aumento del Pil dell’1,6% (in base alle previsioni Istat)» Edoardo Sabbadin, professore all’Università di Parma

Dal settore immobiliare arrivano altri dati. Dall’inizio della crisi, si è sempre più divaricata la forbice tra gli investimenti in nuove abitazioni, che registrano una rilevante contrazione, e gli investimenti nella riqualificazione del patrimonio abitativo (manutenzione straordinaria) che evidenzia al contrario un trend positivo.

schiaffonati«Nel 2015 la proroga degli incentivi fiscali per ristrutturazioni e il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e alcuni provvedimenti del Governo, relativi alle opere pubbliche, hanno reso la congiuntura economica settoriale meno negativa rispetto al triennio 2012-2014. Nonostante questo  il contesto economico e le misure del Governo italiano non sembrano ancora sufficienti a rilanciare in modo stabile il settore delle costruzioni. Nel 2020 in Italia le abitazioni con oltre 60 anni saranno circa 11 milioni» Fabrizio Schiaffonati, docente del politecnico di Milano

Come consolidare quindi la riqualificazione come nuovo driver del ciclo edilizio? I due esperti sono partiti analizzando lo stato attuale dei professionisti del settore, oggi più che mai elemento cardine del segmento delle ristrutturazioni. «In Italia – ha fatto sapere Sabbadin – operano 150mila architetti iscritti all’albo, un terzo degli architetti europei (in Francia e Regno Unito sono 30mila, in Germania 100mila). Nel nostro Paese la densità degli architetti è la più alta d’Europa, la dimensione media degli studi professionali, in termini di numero di occupati, ci colloca agli ultimi posti in Europa con in media 1,4 addetti e non va meglio con i ricavi medi degli architetti italiani: nel 2013 erano tra i più bassi in Europa, inferiori ai 20mila euro l’anno. Inoltre, i giovani architetti sono sempre più “subordinati”: dopo 7 anni dalla laurea il 36% lavora ancora come collaboratore esterno in uno studio di terzi (il 24% a mono committenza) e il 40% guadagna meno di 1.000 euro al mese». E all’estero come funziona? «In modo totalmente differente – ha spiegato il docente del Politecnico -. Nei Paesi esteri i professionisti della progettazione e le imprese sono integrati con le imprese di costruzioni. Gli architetti all’estero sono ormai da anni parte integrante delle più moderne imprese di costruzioni. In Italia, al contrario, prevale ancora la netta separazione tra le imprese di costruzione e gli studi di architettura. La relazione tra imprese e progettisti è spesso conflittuale e la dialettica tra realtà che hanno obiettivi differenti è dispendiosa. Per questo sarebbe auspicabile un maggiore e più qualificato dialogo tra architetti e costruttori (e tutti gli attori della filiera) fin dalle fasi preliminari e iniziali di una nuova operazione».
Per consolidare la ripresa del ciclo, quindi, la filiera delle costruzioni ha bisogno di nuove competenze, di nuove figure professionali come il progettista sistemico e il tecnologo delle costruzioni e di un ruolo sempre più centrale del settore della distribuzione che deve diventare collettore di tutte le professionalità del settore e definitivo punto di riferimento per privati e operatori.

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