Bioeconomia, innovazione e settore delle Costruzioni

Il 17 ottobre scorso Federcostruzioni è stata invitata dal Cnr a partecipare ad un evento promosso dal progetto europeo Biovoices sul tema della bioeconomia; nel corso del nostro intervento abbiamo sottolineato la valenza di questa economia per la filiera delle costruzioni, la necessità di politiche a supporto dello sviluppo sostenibile del settore e le iniziative portate avanti dalla federazione in ambito economia circolare e digitalizzazione.
Il progetto Biovoices è un progetto H2020 che mira a promuovere l’impegno tra i gruppi di stakeholder più rilevanti per affrontare le sfide connesse alla bioeconomia. Il progetto promuove discussioni coinvolgendo una pluralità di attori in un processo di condivisione di conoscenza, esperienza e punti di vista per condividere e costruire nuove proposte e una visione condivisa. A questo scopo il progetto organizza workshop di mobilitazione e apprendimento reciproco e mette a disposizione la Biovoices social platform che facilita i ricercatori, le imprese, i policy maker e la società a discutere e a scambiare conoscenza.

Cosa si intende per bioedilizia?

La bioedilizia è una modalità di costruire o ristrutturare un edificio nel modo più ecologico possibile, integrando e ottimizzando l’uso di materiali naturali con le tecniche costruttive adatte a ridurre l’impatto energetico e così ottenere una casa a basso consumo, e salutare per chi ci abita. Essa necessita di materiali, tecniche e certificazioni adeguate e di: approccio integrato, con un team competente, che si ispiri a esempi di edilizia sostenibile e conosca le diverse soluzioni costruttive sostenibili; considerazione dei vincoli geografici adattando il progetto al clima e alla vegetazione, alla quantità di illuminazione naturale, alla temperatura minima e massima, all’umidità; scelta accurata dei materiali da costruzione che siano efficienti e rispettosi dell’ambiente, evitando il crearsi di ponti termici e che tengano conto del loro impatto ambientale; prestazioni energetiche ottenibili mediante la padronanza delle tecniche per ridurre in modo significativo il consumo energetico che permette autonomia energetica, risparmio finanziario e riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; elevati livelli di salute e di comfort degli utenti che una abitazione eco-sostenibile deve garantire: visivo, acustico, termico e igrotermico.

La tematica del costruire sostenibile e bio ha una valenza non solo nazionale ma europea e globale. In Europa, secondo i dati di Ectp la piattaforma tecnologica europea delle costruzioni della quale Federcostruzioni fa parte, i cittadini europei passano in media il 90% del loro tempo in un edificio il che influisce considerevolmente sulla loro qualità di vita e sulla salute; il 40% dei consumi energetici europei avviene negli edifici che generano il 36% delle emissioni di gas effetto serra; il 97% degli immobili esistenti è inefficiente energeticamente e il tasso annuale di ristrutturazione di edifici varia tra lo 0,4% e 1,2% ben sotto l’obiettivo del 3% necessario per raggiungere gli obiettivi ambientali al 2050.

Dal punto di vista degli aspetti regolatori, l’Europa ha un quadro ampio di obiettivi e normative a supporto:

  • Direttiva Energy consumption of buildings: in linea con l’art 2a della Energy Performance of Buildings Directive (Ebpd), gli Stati Membri devono definire delle strategie di lungo termine per la ristrutturazione del costruito con l’obiettivo di decarbonizzare tutto l’esistente al 2050 con obiettivi parziali al 2030, 2040 and 2050, con indicatori di progresso, con una adeguata dimensione finanziaria, e l’obbligo di presentare a Bruxelles la loro strategia di lungo termine entro il 10 marzo 2020;
  • Gestione dei rifiuti e economia circolare: i rifiuti da costruzione e demolizione (Cdw) rappresentano il 25% -30% di tutti i rifiuti generati nell’ UE;
  • Strategic Energy Technology Plan: Il piano strategico per le tecnologie energetiche europeo (SET-Plan) ha l’obiettivo di accelerare lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie low-carbon;
  • Accordo di Parigi sul cambiamento climatico: definisce un accordo con forza legale che vuole mantenere il livello di riscaldamento della terra ben sotto I 2°C con l’aspirazione di arrivare a 1.5°C; Policy framework for climate neutral cities: la Missione della Commissione europea “Climate neutral and smart cities” definisce che nel 2030, 100 città dovranno aver raggiunto un equilibrio di zero emissioni di gas a effetto serra;
  • Il 12% del costruito ha valore culturale e architetturale e contribuisce in modo rilevante all’identità e economia europea grazie al turismo; gran parte delle infrastrutture sono state costruite nel periodo 1960-1970 con una vita prospettata di 50 anni quindi stanno diventando obsolete;
  • le maggiori sfide sociali alla soluzione delle quali possono contribuire in modo rilevante le costruzioni sono il cambiamento climatico, invecchiamento della popolazione e l’urbanizzazione.

Ectp ha tenuto conto di tutti questi fattori nella sua visione sulle priorità per la ricerca e innovazione europea per le costruzioni identificando 3 macro-obiettivi di azione:

  • Goal 1: Un ambiente costruito pulito e le città. L’ambizione per il 2050 è di raggiungere l’obiettivo di un ambiente costruito neutrale per le emissioni di CO2, con uso efficiente delle risorse e che abbia performance elevate durante tutto il suo ciclo di vita.
  • Goal 2: Costruire per e con le persone. La prospettiva al 2050 è di fornire un ambiente costruito service-oriented che permetta a ogni europeo di vivere meglio e con modalità più sostenibili.
  • Goal 3: Un ecosistema delle costruzioni prospero: L’obiettivo per il 20150 e di fare dell’Europa la referenza mondiale di ecosistema sostenibile e digitalizzato.

Se, come sembra, le costruzioni giocano e giocheranno nei prossimi anni un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e nella soluzione delle principali sfide sociali, allora dovrebbero essere tra i settori prioritari di una politica industriale nazionale volta a sostenerne lo sviluppo, l’innovazione e le competenze, con forti incentivi anche per lo stimolo della domanda sia pubblica che privata. Invece si deve registrare una penalizzazione del settore non solo con l’oramai noto blocco dei cantieri ma anche con la pressione fiscale che ha dato un gettito da immobili crescente, passando dal 2011 al 2015 da 9,3 a 24,5 miliardi di euro:

  • Il Fisco colpisce la produzione, la compravendita e il possesso degli immobili con sistemi normativi complessi, contraddittori e in continuo cambiamento.
  • Un sistema impositivo caratterizzato da un insieme di imposte e tributi che interagiscono fra di loro e che tassano indistintamente, con aliquote elevate e a volte espropriative:
    • il reddito effettivo (da affitto),
    • il valore patrimoniale dell’immobile,
    • i trasferimenti della proprietà,
    • le plusvalenze realizzate,
    • la trasmissione intergenerazionale (per successione o per donazione).

Il “bene casa” è, in sostanza, utilizzato dal nostro Legislatore come un continuo “bancomat” a copertura di tutte le esigenze di maggior gettito, dirette a finanziare la spesa pubblica. Questa politica deve cambiare urgentemente di segno, passando da una visione di “far cassa a breve” a una politica industriale vera e propria, mirata al raggiungimento degli obiettivi di rigenerazione del costruito e di qualità della vita e sicurezza dei cittadini. È necessario introdurre misure fiscali specifiche a favore della domanda che deve essere incentivata ad investire nella riqualificazione dei propri immobili. Per questo è innanzi tutto necessario stabilizzare o prorogare fino al 2030 i bonus fiscali per il recupero (edilizio, “energetico” ed “antisismico”) dei fabbricati. Non è possibile fare alcuna pianificazione su interventi complessi importanti, quali ad esempio la rigenerazione del patrimonio abitativo pubblico, senza strumenti poliennali. Inoltre, dobbiamo adottare anche in Italia, una politica complessiva a supporto di una corretta digitalizzazione del settore e di sostegno all’innovazione, in modo che ogni impresa possa digitalizzarsi e, innovandosi, incrementare la produttività contribuendo a realizzare, per l’utenza, i benefici di produttività e qualità che il digitale può garantire.

Gli obiettivi imposti dall’Europa agli Stati membri sembrano lontani nel tempo, ma in realtà sono molto vicini ed è urgente agire da subito. La Federazione auspica che il governo risponda positivamente alle attese della filiera di rilancio del settore, che sono anche le attese di qualità della vita e sicurezza di una gran parte dei cittadini italiani.

 

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