Alle imprese serve il rafforzamento del capitale

Luca Berardo

Quando saremo finalmente usciti dalla pandemia e da tutte le sue implicazioni sociali e sanitarie, le imprese saranno dominate da un protagonista assoluto ed incontrastato, il debito. Nel mondo che ha preceduto la pandemia, sembrava essersi affermato il pensiero che il debito fosse sempre e comunque un male e che andasse quindi affrontato e sconfitto, portando all’estremo una certa dottrina economica che proprio sul livello di indebitamento, andava a dividere i Paesi tra quelli virtuosi e quelli da tenere sotto controllo.

Per uscire dalla pandemia invece si è dovuto ricorrere massicciamente proprio al tanto vituperato debito tanto che tutti i Paesi ne avranno di conseguenza dei livelli così elevati che si porteranno dietro sicuramente per parecchio tempo e dal momento che questa situazione varrà per tutti, si dovrebbe iniziare a spostare la questione dalla restituzione alla sostenibilità del debito stesso.

Il debito comunque non va mai inteso come dato assoluto, ma va sempre messo in correlazione con la crescita del Paese di riferimento perché è evidente che se tale Paese cresce, se ne riduce il suo peso relativo. Un debito infatti che vada a finanziare in modo importante gli investimenti in tecnologia e crescita delle imprese servirà necessariamente a far crescere l’economia di quello stesso Paese.

Alla luce di questa osservazione, un Paese come il nostro che con gli ultimi avvenimenti avrà un livello di indebitamento sul proprio prodotto interno lordo di quasi il centosessanta per cento, ha a maggior ragione la necessità di ben indirizzare il nuovo debito che ha dovuto fare. Abbiamo infatti più che mai bisogno di investimenti poderosi in infrastrutture ed educazione, ma anche di investimenti che siano finalizzati a rafforzare il nostro sistema delle imprese che ha bisogno di essere ricapitalizzato in modo determinante.

Le imprese italiane hanno un enorme bisogno di ricapitalizzarsi per superare le perdite subite, per riprendere quel processo di aggregazioni e fusioni determinante per rendere il nostro sistema produttivo, comparabile per dimensione a quello degli altri Paesi europei e per sostenere quegli investimenti in tecnologia e capitale umano necessari per non perdere ulteriore terreno sul fronte della competitività nazionale ed internazionale.

In un momento nel quale anche la Commissione Europea ha deciso di sospendere le limitazioni agli aiuti di Stato, non dobbiamo però dimenticarci che tali limitazioni erano anche da intendersi come uno strumento necessario per evitare pericolose distorsioni di mercato pertanto dobbiamo puntare decisamente su strumenti che favoriscano la ricapitalizzazione delle imprese.

Per aiutare ulteriormente questo processo di rafforzamento del capitale delle imprese, vi sono già degli operatori presenti sul mercato, mi riferisco essenzialmente ai fondi di private equity che cercano di far affluire verso il sistema delle imprese risparmi privati gestiti da operatori istituzionali, questo meccanismo non fa che aumentare il valore delle imprese stesse, garantendo così una certa remunerazione allo stesso capitale raccolto.

Proseguire su questa strada di ricapitalizzazione delle imprese dovrebbe quindi essere interesse prioritario del nostro Governo che, se potessimo permetterci di dargli un suggerimento sull’utilizzo dei fondi che arriveranno, dovrebbe usare proprio parte di queste risorse per creare degli strumenti finanziari che unitamente a quel risparmio privato sopra citato, andassero ad investire in imprese meritevoli per potenzialità di crescita.

In questo modo, la ricapitalizzazione delle nostre imprese potrebbe assumere delle dimensioni davvero rilevanti, facendo crescere parallelamente anche l’industria del private equity che in quasi tutte le econome avanzate gioca ormai un ruolo determinante per far confluire il risparmio privato verso il sistema delle imprese, riducendone parallelamente la dipendenza verso il sistema bancario.

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