Siamo nel caos e le costruzioni pagano il prezzo di impreparazione e pregiudizio

Organizzati nella confusione”, ecco come ho sempre sentito descrivere noi italiani dai francesi e forse per lungo tempo questa è stata la nostra forza e la nostra caratteristica più amata ed apprezzata, anche se ufficialmente stigmatizzata, insieme alla creatività ed alla capacità di improvvisazione, ma credo che questa volta siamo andati davvero oltre.

Il nostro Paese e le istituzioni che lo reggono sono nel caos, oggi più che mai regna una confusione diffusa e ognuno sembra andare per conto proprio assecondando inclinazioni e visioni personali senza sentire il minimo bisogno di coordinamento o di coerenza intellettuale relativamente alle proprie affermazioni, azioni o pensieri.

Stiamo affrontando in modo del tutto irresponsabile la situazione, demandando a schiere di esperti o di presunti tali quella capacità decisionale che per natura stessa dovrebbe avere la politica, ma che nel nostro paese sembra invece aver ceduto il passo ai diktat di cialtroni con sorrisi ipocriti e verità granitiche in tasca assurti al ruolo di moderni oracoli.

Penso che tutti quegli italiani di buon senso rimasti nella nostra penisola si saranno chiesti in questi giorni davanti al numero impressionante delle task force e commissioni, a cosa servissero ancora, o a cosa mai fossero serviti in passato, i ministri della Repubblica se quando il gioco si fa duro, si debba fare appello a degli esperti.

Da imprenditore abituato alla responsabilità di agire nell’interesse delle proprie aziende e dei propri collaboratori, provo un fastidio immenso nei confronti di una classe politica che venga meno alla propria natura ed al mandato di decidere nell’interesse di un Paese, demandando tutto a questi gruppi di soloni che mi sembrano più assimilabili alla giuria di un premio letterario che a quello che dovrebbero essere, ovvero soggetti capaci di capire veramente la situazione e soprattutto di mettere in piedi un piano per uscirne.

Leggere poi che uno dei membri che compone una di queste enclave di eletti arrivi a pensare e a scrivere sul proprio profilo social che, parafrasando le sue parole per essere chiari, ora che abbiamo diviso le attività tra essenziali e non essenziali, potremmo arrivare un giorno a tassare di più le seconde in favore delle prime. Una simile affermazione è inaccettabile e in un Paese normale meriterebbe una smentita o anche solo una spiegazione che però come sempre non arriverà perché si sa bene che l’Italia non ascolta, ha la memoria corta e infine dimentica.

Stiamo assistendo allo sfacelo del nostro Paese, stritolato dall’arroganza di ministri che non decidono, governatori con voglia di ribalta, sindaci sceriffi e testate giornalistiche, un tempo autorevoli, oggi cloache prive del minimo senso della decenza, impegnate come sono nella costruzione di un consenso verso delle misure che faranno male come non mai alla nostra economia ed al nostro tessuto produttivo.

Mi chiedo poi a quale genio si debba riconoscere il merito di aver impiegato oltre un mese per classificare il settore delle costruzioni come uno di quelli a minor indice di rischio per i propri addetti e mi chiedo di conseguenza a quale altro genio degno compare del primo, si debba di conseguenza l’incapacità di accogliere gli appelli di questo settore che altro non chiede se non di poter iniziare a lavorare in sicurezza e per il bene di tutta una nazione.

Come può la nostra politica non arrivare a comprendere che ogni settimana senza il mondo delle costruzioni al lavoro, costi alla collettività quasi otto miliardi di euro. Per quanto tempo ancora il settore delle costruzioni dovrà pagare il prezzo dell’impreparazione e del pregiudizio che la classe politica nutre da sempre nei suoi confronti ed è mai possibile che nella schiera degli esperti non ci sia un solo soggetto capace di capire queste evidenze e di liberare quei quasi due milioni di cittadini che producono oltre il venti per cento del nostro prodotto interno lordo?

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