Quale potere di acquisto per i lavoratori italiani?

Nell’immaginario collettivo, gli italiani sono sempre stati visti come un popolo dedito al risparmio, come all’acquisto della prima casa e poco incline al debito personale e fino a qualche anno fa queste caratteristiche erano a maggior ragione vere perché incrementate da una parte dalla generosità e dalle elargizioni dello Stato sociale e dall’altra dal nostro elevato debito pubblico.

La combinazione di questi due fattori ha visto un aumento costante della capacità di risparmio, e di conseguenza di spesa delle famiglie italiane, che dal dopoguerra a circa dieci anni fa non ha registrato quasi mai una battuta d’arresto fino a quando non è cambiato qualcosa.

Oggi infatti il tasso di risparmio degli italiani sta facendo un percorso inverso, in diminuizione andando addirittura ad attestarsi al di sotto della media europea mentre è bene ricordare che non più tardi dei primi anni duemila, ci attestavamo addirittura al di sopra di quella media.

Quello che invece non ha fatto registrare ad oggi cambiamenti di rilievo è stato il livello dell’indebitamento che è rimasto molto al di sotto di quello degli altri Paesi.

Tutto risale a quella crisi, iniziata all’incirca nel 2008, che avrebbe determinato negli anni a venire la stagnazione dei redditi sommata alla congiuntura più sfavorevole che mai, capace di andare ancora oltre rispetto alle più nefaste previsioni. Questa situazione ha quindi reso necessario, anzi fondamentale la messa in piedi piuttosto rapida di politiche economiche sicuramente anticonvenzionali che hanno portato i tassi di interesse sotto lo zero e che a loro volta hanno determinato gigantesche campagne di acquisto di titoli di Stato sul mercato.

Qual è stata la diretta conseguenza di tutto questo convergere di fattori? Che i tassi dei mutui sono sprofondati ad un livello così basso da determinare, sulla carta, un’occasione sicuramente imperdibile per chi avesse voluto finanziarsi l’acquisto di un’abitazione o anche solo per chi avesse voluto abbassare l’incidenza di un recedente mutuo contratto quando i tassi erano completamente diversi.

Legittimo quindi pensare che questo periodo storico caratterizzato, appunto, da tassi ai minimi storici avrebbe potuto vedere una sostanziale esplosione dei finanziamenti. I fatti, invece, testimoniano che a sostenere questo mercato siano state decisamente più le surroghe.

Ci si chiede allora quali possano essere le ragioni di questo atteggiamento iper prudenziale pur in un contesto super favorevole se guardato dal punto di vista dei meri tassi di interesse e la risposta che mi viene naturale è che il tutto fosse riconducibile al fatto che gli italiani forse oggi siano in difficoltà e di conseguenza stiano facendo fatica a far quadrare i propri conti nel contesto del nucleo familiare.

Basti pensare che nel nostro Paese i salari reali sono inferiori rispetto a quelli pre-crisi e che se si va a sommare questo al fatto che comunque vi è stata una certa inflazione, vediamo come sia naturale che si sia impoverito il potere di acquisto. Se poi andiamo a contare che lo stipendio medio degli italiani sia di circa 1500 euro e che il mondo bancario abitualmente non conceda mutui per oltre un terzo del proprio reddito netto, capiamo come la maggior parte dei lavoratori oggi in Italia non sia in grado di sopportare una rata tanto superiore ai 500 euro.

Al mondo finanziario quindi non potrà più bastare, in un prossimissimo futuro, la mera offerta di mutui vantaggiosissimi fatta a quella generazione di persone che invece più di tutte è stata colpita da questo cambiamento e che avrebbe bisogno di offerte nuove completamente slegate dalla vecchia impostazione.

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