Milk Brick, il mattone di latte

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Mentre le cronache dei giornali sono state dominate dall’accesa protesta dei pastori sardi per il prezzo del latte, nella stessa regione c’è chi ha pensato a come dare valore al latte scaduto trasformandolo in un isolante termico, e più precisamente in mattoni, per l’edilizia sostenibile. Stiamo parlando di Milk Brick, startup fondata nel 2017 a Sassari da Giangavino Muresu, classe 1986, un diploma presso il liceo di architettura e tanta esperienza nel settore delle costruzioni con l’azienda di famiglia specializzata nella coibentazione degli edifici.

L’idea di creare mattoni utilizzando gli scarti dell’industria casearia e il latte scaduto della grande distribuzione risale al 2011, quando Muresu inizia un lungo lavoro di ricerca per realizzare un nuovo composto isolante termicamente in grado di rappresentare una valida alternativa biologica agli isolanti derivati dal petrolio. Un processo di ricerca e sperimentazione lungo cinque anni, conclusosi nel 2016 con il rilascio del brevetto industriale e la costituzione nel 2017 della startup. Milk Brick guarda all’economia circolare e all’edilizia sostenibile attraverso la produzione di materiali isolanti termici biologici che risolvono il problema della dispersione di calore degli edifici e che vengono utilizzati per realizzare mattoni da muratura, mattoni per solai e mattoni per il rivestimento a cappotto.

«Il latte, considerato rifiuto alimentare– racconta Giangavino Muresu – , è composto principalmente da acqua e caseina, due elementi fondamentali per la realizzazione dei prodotti Milk Brick. Nei nostri processi produttivi il latte recuperato non viene direttamente mescolato al bio composito, ma viene prima estratta la caseina e successivamente trasformata, tramite processo di estrusione, in fibra di latte, una fibra proteica isolante, altamente traspirante e antibatterica».

Durante il processo produttivo il latte recuperato viene utilizzato al 100%, senza generare alcuno scarto, e l’acqua normalmente impiegata in una normale lavorazione dei blocchi, viene qui sostituita con l’acqua ottenuta dal latte di scarto. Non ci sono sprechi e i mattoni ottenuti sono completamente riciclabili in quanto l’isolante termico biologico contenuto in essi al termine del suo ciclo di vita può essere sgretolato e riutilizzato per creare nuovi mattoni. «Gli isolanti termici ottenuti dalla chimica del petrolio – prosegue Muresu – presentano invece il problema di non essere traspiranti causando problemi di condensa, umidità e proliferazione batterica nella muratura. A fine ciclo di vita inoltre rappresentano un costo di smaltimento e molto spesso rappresentano anche un problema ambientale».

Il materiale isolante di Milk Brick è disponibile in diverse dimensioni, da 4 a 30 cm, a seconda delle esigenze dei clienti, e, oltre a essere biologico, è traspirante, antibatterico e possiede un’elevata capacità di assorbimento rapido di umidità, vapori e condensa, rilasciandoli in termoregolazione e garantendo una muratura sempre asciutta.

«Nei nostri processi produttivi il latte recuperato non viene direttamente mescolato al bio composito, ma viene prima estratta la caseina e successivamente trasformata, tramite processo di estrusione, in fibra di latte, una fibra proteica isolante, altamente traspirante e antibatterica» Giangavino Muresu, Ceo e fondatore di Milk Brick

A tutto questo si aggiungono anche vantaggi in fase di posa come spiega Muresu: «Per isolare termicamente un’abitazione è sufficiente una singola operazione di posa dei mattoni Milk Brick, non rendendosi necessaria la classica muratura a stratificazione composta da più materiali. Questo rappresenta un grande beneficio sia per i costruttori, che velocizzano i tempi di realizzazione della muratura, sia per l’utente finale che risparmia sui costi della posa in opera».

La produzione industriale e su larga scala di Milk Brick, stando alle previsioni del suo fondatore, dovrebbe prendere il via entro la fine del 2019, termine entro il quale verranno lanciati sul mercato anche i primi prodotti. «In questo momento – conclude il giovane sassarese – stiamo attivando le varie partnership produttive con le industrie del settore edilizio alle quali affideremo le concessioni di licenza produttiva dei nostri prodotti. Stiamo inoltre costruendo la rete produttiva e distributiva nelle varie regioni Italiane per poi partire con il lancio dei prodotti».

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