Luca Berardo. Per costruire un paese efficiente

In Italia siamo tristemente abituati, ormai da troppi decenni, ad una classe politica che è davvero ciò che di più lontano ci possa essere da un gruppo di persone chiamate ad assumere posizioni di potere e alta rappresentanza dopo essersi distinte in qualche ambito e quindi per oggettivo merito e ci siamo pertanto tristemente assuefatti alla logica di una selezione basata su cooptazioni o peggio ancora sulla mera appartenenza ad un’organizzazione politica.

L’ultima crisi governativa alla quale abbiamo assistito, al di là della nomina del premier, non ha avuto un esito poi tanto diverso dal solito dal momento che si è materializzato il solito richiamo all’unità nazionale, riproposizione in chiave politica del calcistico catenaccio o per meglio dire, abile modo per non buttare via nulla e per garantire di conseguenza a tutti un brandello di potere.

La situazione politica in Italia e le esperienze in Francia

L’approssimazione disarmante dei nostri rappresentanti, l’assenza di una scuola politica che consentisse un naturale ricambio delle persone al vertice, ha avuto come triste effetto, quello di consegnare il nostro Paese nelle mani di individui oggettivamente privi di qualifiche, dalla sconfortante pochezza culturale unita alla totale assenza di una qualunque idea di quello che potrebbe essere il bene comune da perseguire.

Da molti anni trascorro gran parte del mio tempo in Francia, paese che, nonostante tutte le ineluttabili sbandate, ha saputo mantenere il concetto di alta politica, ovvero di un’attività che necessita di formazione adeguata, eleganza di pensiero e di parole oltre che un comportamento quanto più aderente possibile al ruolo che si ricopre e mi rammarica il fatto che l’Italia si sia invece così allontanata da questo ideale.

Non voglio però pensare che l’idea di un governo dei migliori in Italia non sia ormai più possibile a causa delle diaboliche logiche dei partiti e della loro ricerca spasmodica di preservare la specie piuttosto che far progredire il nostro Paese e che si debba già di conseguenza essere contenti di avere un governo dei meno peggio perché questo significherebbe accettare la condanna del nostro Paese ad una sentenza di morte annunciata.

La classe politica è sicuramente l’espressione puntuale della rappresentanza diretta, ma ormai da troppo tempo ho la sensazione che chi si trova al potere stia abusando delle regole e dei regolamenti andando ad attribuirsi, in modo arbitrario, la possibilità di azioni che allontano in modo forse irrimediabile l’idea di poter avere una nuova classe politica che possa poi dar vita, di conseguenza, ad un governo con specchiate qualità.

Ad allontanare la risoluzione o, quanto meno, un sensato approccio a questa situazione, vi è poi una certa parte dell’opinione pubblica con i suoi semplicistici richiami alla logica dell’uomo forte come sola possibilità per risolvere i problemi che atavicamente affliggono il nostro Paese, sottacendo l’evidenza che una persona sola per quanto illuminata non possa cambiare una situazione costruita in anni ed anni da persone mediocri che comunque hanno ancora possibilità di influenzare le scelte, restando di fatto interlocutori obbligati anche per chiunque arrivi ad essere a capo del nostro Paese.

Rendere l’Italia efficiente

Rendere il nostro sistema Paese finalmente efficiente passerà inevitabilmente dalla formazione di una classe politica formata da uomini e donne oggettivamente capaci, dal ridare valore e dignità al lavoro, dal rispetto delle regole e dall’espellere dal sistema senza alcuna possibilità di appello chi non presenti queste caratteristiche.

Far nascere una classe dirigente su queste caratteristiche avrà poi come diretta conseguenza la creazione a cascata di un sistema che non risponderà più a logiche clientelari e nepotistiche, ma che avrà le stesse caratteristiche del vertice ed ecco che avremo allora la certezza di un reale, profondo e stabile cambiamento nel costume istituzionali italiani.

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