La protezione dei manufatti di calcestruzzo

(Foto Ruredil)

I prodotti per la protezione superficiale del conglomerato cementizio dagli effetti della carbonatazione e del degrado derivato dall’esposizione alle intemperie e agli agenti inquinanti dell’atmosfera.

I manufatti di calcestruzzo conservano il loro aspetto e le caratteristiche di compattezza del materiale solo quando sono costruiti con dosaggi dei componenti tali da garantire una completa durabilità anche se le superfici in vista sono sottoposte agli attacchi degli agenti aggressivi dell’atmosfera. Purtroppo molte prescrizioni sul confezionamento del calcestruzzo vengono ignorate e per ovviare a buona parte dei problemi di durabilità del calcestruzzo su manufatti nuovi, eseguiti nel passato con le vecchie tecniche di confezionamento oppure già interessati da opere di risarcitura dei distacchi e dei sollevamenti, si ricorre a preparati protettivi di varia natura.
LE TIPOLOGIE
I protettivi per calcestruzzo appartengono a più famiglie e sono quasi tutti a base di resine sintetiche, con prestazioni di lunga durata e con una comprovata resistenza alla forte alcalinità del supporto cementizio. Gli impregnanti trasparenti vengono assorbiti dal paramento e quindi non cambiano il colore e la tessitura naturale del calcestruzzo. I rivestimenti sottili formano un film esterno con proprietà molto adesive e possono essere trasparenti oppure pigmentati con colori in polvere resistenti alla luce, che rendono più uniforme come tonalità la superficie in vista del calcestruzzo. I rivestimenti elastici, con spessore più o meno rilevante e capaci di saturare cavillature e fessure anche di notevole ampiezza, assicurano la continuità della coltre persino dopo la formazione di nuove fessure o in presenza di vibrazioni e di movimenti differenziali del manufatto. Gli impregnanti più impiegati a base di resine sintetiche, sono i silani e i silossani caratterizzati da una notevole resistenza chimica e da un forte potere di penetrazione al di sotto delle superfici.

(Foto Volteco)

I formulati sono incolori e reagiscono sia con i silicati del supporto che con l’umidità presente nel materiale da proteggere. La loro applicazione permette di creare uno strato idrorepellente che avvolge l’interno dei pori e impedisce l’assorbimento capillare dell’acqua meteorica battente. I preparati di questo tipo non formano una pellicola e influiscono in maniera molto ridotta sulla traspirabilità della superficie del manufatto. Gli impregnanti sono trasparenti e non ingialliscono, quindi se applicati a regola d’arte non alterano l’aspetto del calcestruzzo. Alla classe appartengono anche talune sostanze inorganiche come il silicato di sodio che nel calcestruzzo presenta un potere di penetrazione eccezionale, aumenta la durezza della compagine cementizia e sigilla tutti i pori, i capillari e le discontinuità. I protettivi per rivestimenti sottili sono confezionati in versione trasparente, semicoprente o coprente con resine acriliche pure o modificate con altri polimeri oppure con elastomeri. Con questi prodotti si può ottenere una finitura semiopaca o satinata, velature o una coltre colorata che permette di uniformare i getti realizzati con colori di tonalità non omogenea. Sovente le resine vengono caricate con inerti fini e finissimi e con altri additivi e quasi sempre sono disponibili nella versione in dispersione acquosa che evita l’impiego di maschere di protezione durante la stesura. Il film applicato, caratterizzato da un buon potere di aggrappaggio alle superfici cementizie, asciuga senza rimanere appiccicoso e quindi non trattiene la polvere o la sporcizia. Lo strato idrorepellente, ma permeabile al vapor d’acqua, resiste allo sfarinamento e possiede una forte resistenza ai raggi ultravioletti e alle intemperie. Alla serie di questi rivestimenti appartengono anche le pitture di finitura a base di resine epossidiche impiegate soprattutto per resistere a composti inquinanti molto aggressivi e di natura acida. I rivestimenti flessibili ed elastici sono composti in genere da elastomeri modificati con resine, miscelati anche a cementi e inerti di varia granulometria.

(Foto Draco)

Caratterizzati da una notevole scorrevolezza al momento dell’applicazione, da una forte aderenza al supporto e da doti elastiche, si adattano ai movimenti del manufatto senza rompere la continuità della coltre protettiva e sono utilizzati per la sigillatura di fessure e di cavillature provocate dal ritiro plastico e idraulico della compagine cementizia oppure dalle normali sollecitazioni di esercizio del manufatto. Taluni di questi formulati sono in grado di sopportare senza danni e deterioramenti dello strato protettivo la presenza di fessure attive di ampiezza rilevante e soggette a cicli dinamici, che si sono formate anche dopo il trattamento. Nella composizione vengono impiegati formulati acrilici, poliuretanici o epossipoliuretanici spesso modificati con altri prodotti sintetici o con additivi che assicurano una notevole resistenza agli agenti aggressivi del degrado e agli inquinanti atmosferici delle aree urbane e industriali. In genere sono caricati con inerti minerali e pigmenti e, secondo la loro granulometria, consentono finiture lisce, a buccia d’arancia o ad aspetto ruvido. Talvolta, sono applicati in due strati sovrapposti tra loro fresco su fresco, che racchiudono un’armatura costituita da un tessuto rinforzato così da aumentare la resistenza dello strato esterno di protezione alle sollecitazioni meccaniche.
I FORMULATI  
Le resine impiegate come componenti principali nei protettivi per il calcestruzzo sono stabili in un ampio campo di temperature, non producono composti secondari disaggreganti, non subiscono distacchi a causa del mutare delle condizioni igrotermiche delle superfici di supporto o dei movimenti di dilatazione e di contrazione del manufatto e sono insensibili agli shock termici. I trattamenti sono per quasi sempre ripristinabili con prodotti compatibili e in genere non richiedono una particolare manutenzione in quanto la loro vita utile è molto lunga pur in condizioni gravose di esercizio.
LA PRPARAZIONE DELLE SUPERFICI
Prima dell’applicazione del protettivo, le superfici devono essere asciutte, pulite, senza coltri distaccanti, oli disarmanti, vernici o intonaci che potrebbero costituire punti di distacco del rivestimento. Se le sostanze estranee sono tenaci si può ricorrere alla sabbiatura, ma in genere è sufficiente intervenire con lavaggi a pressione ripetuti, utilizzando acqua a temperatura ambiente o tiepida. L’applicazione preventiva di un primer rende più elevato il grado di ancoraggio della vernice ai paramenti e uniforma l’assorbimento con migliori risultati di durata e di ricoprimento delle superfici.
IL RIPRISTINO VOLUMETRICO DEL CALCESTRUZZO
Dove è richiesto dalle condizioni del supporto, è possibile procedere con un ripristino volumetrico della compagine cementizia prima della stesura del protettivo che in questo caso funge anche da prodotto uniformante. La tecnica di ripristino è quella ampiamente utilizzata: asportazione di tutte le parti carbonatate e degradate, pulizia dei ferri di armatura fino a metallo bianco, stesura di boiacche passivanti, rifacimento con malte specifiche fibrorinforzate e a espansione controllata e rasatura delle superfici per rendere omogeneo l’aspetto estetico del manufatto.
L’APPLICAZIONE
La stesura dei formulati decorativi e protettivi a impregnazione o a coltre sottile viene eseguita in genere con pennellessa oppure con rullo manuale o a erogazione automatica. Quando le superfici sono molto ampie è possibile lavorare con apparecchiature a spruzzo soprattutto di tipo airless che ben si prestano a eseguire il trattamento su piani realizzati con geometria complessa garantendo una completa uniformità nella coltre. Per le varianti a spessore, che hanno la consistenza di una malta, la stesura avviene mediante spatola metallica o con apposite apparecchiature a spruzzo.

di Umberto Menicali

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