Decreto Rilancio

Eco e Sisma bonus al 110% del Decreto Rilancio. I dubbi e le certezze

Il Decreto Rilancio pubblicato in Gazzetta ufficiale è una vera e propria manovra finanziaria che porta con sé 55 miliardi di euro per far fronte agli effetti del lockdown.
La più importante novità per le imprese? Senza dubbio l’art. 119. ecobonus e sisma bonus, fino al 31 dicembre 2021, permetteranno di godere di una detrazione fiscale al 110%. La corsa pazza alle ristrutturazioni è partita, ma nell’attesa che il decreto venga convertito in legge e dell’emanazione delle ragguaglianti direttive dell’Agenzia delle entrate, la norma porta con sé poche certezze e molti dubbi.

Le certezze

Per godere dell’ecobonus sarà necessario eseguire lavori di riqualificazione energetica con un miglioramento di almeno due classi oppure, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’Attestato di Prestazione Energetica (Ape).
I lavori possibili saranno:
il cappotto termico in condominio per un tetto di spesa di 60.000 euro;
le caldaie a condensazione, caldaie a pompa di calore, fotovoltaico, microcogenerazione, in condominio per un tetto di spesa di 30.000;
le caldaie a pompa di calore anche ibridi o geotermici, fotovoltaico, microcogenerazione, in case singole per un tetto di spesa di 30.000 euro.

Solo congiuntamente ad uno degli interventi principali potranno essere detratti con il superbonus al 110% anche gli impianti solari fotovoltaici per un tetto di spesa di 48.000 euro e le strutture per la ricarica di veicoli elettrici.

Il protagonista indiscusso sarà il progettista, che dovrà asseverare la correttezza dei lavori e la congruità delle spese. Quest’ultimo infatti sarà obbligato a stipulare una polizza assicurativa a tutela del proprio lavoro.

Per il sismabonus invece, cambia poco. La detrazione passa al 110% e i lavori di messa in sicurezza degli edifici dovranno essere migliorativi di una classe di rischio con il tetto massimo stabilito in 96.000 euro.

Queste in sintesi le certezze, ma gli interrogativi a cui rispondere restano molti.

I dubbi

Il più importante di tutti sicuramente è quello relativo alla liquidità necessaria alle aziende per la messa in opera dei lavori. Infatti, se è vero che un’impresa può cedere il credito di imposta acquistato dal condominio o dal mono-proprietario e che banche o big society hanno interesse ad acquistarlo è altrettanto vero, però, che il cassetto fiscale si apre a marzo dell’anno successivo.

E allora, come gestirà un’azienda i diversi cantieri se per un anno o poco meno nessuno la pagherà? Oggi la risposta è banalmente semplice, non può. Allo stato attuale, infatti, le imprese, anche quelle più strutturate, potranno gestire pochi cantieri e sicuramente non soddisfare le richieste del mercato. La panacea potrebbe arrivare dalle direttive dell’agenzia delle Entrate. È auspicabile, infatti, attendere una apertura trimestrale del cassetto fiscale, così da poter consentire alle imprese di recuperare liquidità, sulla falsa riga di uno stato di avanzamento dei lavori.

La norma c’è e i risvolti pratici potrebbero essere davvero rilevanti, ma va svuotata dalle impossibilità tecniche e pratiche e va resa concreta ed attuabile.

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