Catalyst. Da detriti a nuovi edifici

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», recita il principio formulato dal chimico Lavoisier alla base della legge della conservazione della massa, un principio che deve aver ispirato anche Franco Paolieri e Mauro Carpinella, i fondatori della startup Catalyst.

Processo di produzione di Ri-Block (foto Catalyst)

I due imprenditori toscani, con alle spalle un’esperienza pluriennale nell’edilizia, hanno infatti dato vita a Firenze a un’impresa che sposa i valori dell’economia circolare e dell’architettura sostenibile proponendo soluzioni innovative per il mondo delle costruzioni nel pieno rispetto del territorio ed evitando il consumo di suolo e materia.

Test effettuati all’Università di Firenze (foto Catalyst)

Alla base di questo progetto vi è infatti l’idea che ogni edificio possa essere costruito o ricostruito convertendo in risorsa i materiali e gli inerti derivati dai processi di demolizione e così come le macerie accumulate a causa dagli eventi sismici.

Un innovativo processo di realizzazione di manufatti basato su un sistema di selezione, triturazione, miscelazione con cemento e pressatura a freddo in appositi stampi che dà vita a mattoni uni faccia a vista che vengono poi incollati con colle speciali, anziché essere murati con la malta in modo tradizionale.

Una produzione a km zero che comporta non solo il riciclo e il recupero di materiali di scarto ma anche un notevole risparmio di energia e la totale assenza di emissioni di anidride carbonica, dal momento che la lavorazione dei mattoni non ne prevede la cottura in fornace. Un esempio virtuoso di economia circolare, quello di Catalyst, che ha portato allo sviluppo di soluzioni non solo dall’animo green ma anche dalle elevate prestazioni.

Franco Paolieri e Mauro Carpinella (foto Catalyst)

«I nostri mattoni contengono il 75-80% di materiale riciclato, sono a loro volta riciclabili al 100% e vantano una resistenza superiore del 24% rispetto a murature tradizionali come certificato dai test effettuati dall’Università di Firenze». Franco Paolieri e Mauro Carpinella, co-fondatori di Catalyst

Tre soluzioni a basso impatto ambientale

Ri-Block (foto Catalyst)

Sono tre, in particolare, i prodotti messi a punto dalla startup toscana: Ri-Block, Carrara Block e Double Block. Ri-Block rappresenta un importante strumento per i progetti di rigenerazione urbana dal momento che utilizza le risorse presenti sul territorio per dare loro una nuova funzione. Si parte dalla demolizione di un fabbricato o un’opera da ricostruire per ottenere la materia prima necessaria per produrre i nuovi elementi: i detriti, una volta superati i controlli chimici di salubrità, vengono tritati per produrre delle miscele brevettate che, lavorate in una pressa ad alta compressione, danno origine a Ri-Block. Questo particolare sistema di produzione consente di realizzare mattoni tutti perfettamente uguali, senza che si renda necessario il processo di rettifica e di conseguenza senza il bisogno di utilizzare la malta per la costruzione della muratura, per la quale è sufficiente l’incollatura dei blocchi dal momento che sono perfettamente complanari. Un processo che velocizza notevolmente l’edificazione di un immobile con un sensibile risparmio di tempo e costi.

Carrara Block (foto Catalyst)

La stessa metodologia di riciclo degli inerti è alla base della produzione di Carrara Block che si basa sull’utilizzo degli scarti della lavorazione del marmo di Carrara. La polvere di marmo, considerato un materiale inquinante, si trasforma nell’ingrediente principale per la realizzazione di un nuovo manufatto che ripropone la bellezza e l’eleganza della pietra toscana, e per questo ideale per progetti di architettura e interior design. Dotato di faccia a vista, Carrara Block può essere colorato in pasta, adattandosi in questo modo a ogni esigenze estetica e di stile. A tutti questi vantaggi si aggiunge inoltre la resistenza all’acqua e all’umidità rendendo ogni superficie realizzata con questi blocchi più impermeabile e più duratura.

Double Block è invece un manufatto con una forma particolare, più grande degli altri due blocchi, e provvista di canali sia orizzontali per il passaggio di tubi, scarichi, impianti elettrici e idraulici, sia verticali per consentire un agile processo di armatura, rendendo il prodotto ideale per la realizzazione di murature portanti anche antisismiche.

Uno sviluppo frenato

«Il mondo, e in particolare l’Italia, – aggiunge Paolieri – non è ancora pronto per accogliere del tutto queste soluzioni di economia circolare. Da un lato perché è molto diffusa la credenza che tutto ciò che è riciclato è per forza di cose di qualità inferiore rispetto all’originale, ma i test da noi effettuati dimostrano esattamente il contrario. Dall’altro lato l’edilizia stenta a ripartire dopo la crisi e la maggior parte dei costruttori mancano del coraggio necessario per investire in questa tipologia di innovazione». Un’idea e un’intuizione vincente, quella di dare nuova vita ai materiali di scarto, che potrebbe risolvere il problema dello smaltimento delle migliaia di tonnellate di macerie prodotte dagli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia nel 2016 e che attende lo sviluppo di un mercato ancora poco ricettivo e aperto alle nuove sfide.

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