Bim. Dubbi e criticità

Architecture Construction Safety First Career Concept

Quali sono le criticità che possono intervenire a sfavore della diffusione dell’approccio Bim nel nostro paese? Un’indagine commissionata da Acca Software all’agenzia Kickthecan ha fatto emergere i dubbi e le domande che si pongono oggi i professionisti del settore delle costruzioni riguardo al Building Information Modeling.

L’indagine, condotta su un campione di professionisti reclutati sul social professionale LinkedIn, ha fatto emergere che una grande maggioranza di operatori (il 90% del campione) ritiene che l’adozione del Bim consentirà ala propria azienda di approcciare presto nuovi settori e nuovi contratti. E crede anche (questa volta in misura del 46,3%) che la “certificazione delle competenze” secondo la UNI 11337-7, recentemente pubblicata, che essa rappresenti un requisito importante per acquisire migliori punteggi nei bandi di gara, avvalorando un’attesa condivisa da parte di lavoratori e aziende. Solo il 18,9% del campione non ritiene questa certificazione fondamentale ai fini del punteggio nelle gare d’appalto, mentre il 34,8% pensa che la UNI 11337-7 sia importante ma non in maniera così determinante. Alla domanda sul rischio che molte aziende escano dal mercato se non adotteranno il Bim con sufficiente rapidità, la grande maggioranza (ben il 77,1%) del campione risponde affermativamente. Coloro che non si mostrano molto preoccupati sono solo il 12,9%, mentre gli incerti (“non saprei”) sono il 10,0%.

Ma quali sono, quindi, le criticità emerse?

Se è vero che l’adozione del Bim ha tra i suoi obiettivi un nuovo stile di lavoro “collaborativo” con una rapida condivisione delle informazioni tra tutti gli attori della filiera, è pure vero che il campione interpellato, pur molto giovane, sembra piuttosto disincantato rispetto a questi temi e dimostra una certa obiettività circa la reale trasparenza del flusso informativo e soprattutto sulle resistenze create da alcuni attori della filiera. Alla domanda se l’obiettivo della collaborazione sarà mai raggiunto, il 15,4% del campione risponde che “non crede si arriverà alla piena cooperazione tra attori della filiera”. Ben il 76,6% ritiene invece che “si raggiungerà, ma con grande fatica”; e solo il 8,0% sostiene che “si raggiungerà per forza di cose e anche con una certa rapidità”.

(foto Acca Software)

Diverse altre domande hanno messo in luce la posizione degli intervistati riguardo ai vantaggi per i professionisti e per le aziende e alle professionalità più richieste, in ambito Bim, nei prossimi anni. Ma la porzione di indagine che ha fornito risultati più interessanti, soprattutto indicativi circa le strade da percorrere, è quella relativa alla qualità dell’offerta formativa disponibile sul mercato che il 45% degli intervistati ha definito “scarsa”, mentre è accettabile per il 41% del campione, buona per il 7% e pessima per il 6%.

La scarsa formazione è dunque un punto dolente e a questa si aggiunge, secondo il campione, anche la “generalizzata resistenza al cambiamento”, una “burocrazia non al passo con l’innovazione” e i “limiti di sviluppo nella codifica e nella standardizzazione dei processi Bim”, oltre che tutto ciò che riguarda il “Legal Bim”, ovvero alle questioni legali legate a questo processo.

Insomma, il processo è già attivo, ma c’è ancora tanta strada da fare per gli operatori.

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