Bankitalia: la ripresa continua

Photocredit Giorces. Bergamo, Banca d'Italia.
Bergamo, sede Banca d’Italia. Photocredit Giorces.

Secondo il Bollettino economico della Banca d’Italia, in Italia, dopo un andamento stazionario nel secondo trimestre, il prodotto sarebbe tornato a crescere lievemente nel terzo trimestre.

L’aumento dell’occupazione rimane superiore a quello del Pil, malgrado il ridimensionamento degli sgravi contributivi rispetto allo scorso anno. Gli investimenti stentano invece a rafforzarsi; la loro dinamica rimane modesta in confronto sia agli altri paesi dell’area euro, sia a quanto rilevato in passato all’uscita da episodi recessivi. L’accesso al credito non rappresenta più un freno all’accumulazione di capitale: le condizioni del credito bancario sono distese, la qualità dei prestiti migliora. L’attività di investimento risente soprattutto delle prospettive ancora deboli della domanda.

Nell’area dell’euro l’espansione non ha finora risentito in misura significativa dell’incertezza globale. Nei mesi primaverili tuttavia l’attività economica ha rallentato e, in prospettiva, potrebbe riflettere l’indebolimento della domanda mondiale. L’inflazione al consumo dovrebbe risalire nei prossimi mesi, in seguito al progressivo esaurirsi dell’effetto del calo dei prezzi dei beni energetici registrato alla fine dello scorso anno; l’andamento di fondo non mostra però segnali di aumento duraturo – rispecchiando anche il permanere di margini rilevanti di capacità produttiva inutilizzata – e resta fonte di preoccupazione.

L’esito del referendum di giugno nel Regno Unito non ha avuto finora ripercussioni di rilievo sulle condizioni dei mercati finanziari internazionali; l’economia globale continua tuttavia a espandersi a un ritmo contenuto. La crescita attesa del commercio internazionale è stata ancora rivista al ribasso: rischi derivano dalle tensioni di natura geopolitica alimentate dai conflitti in Medio Oriente, dalla minaccia del terrorismo e dai timori che gli sviluppi politici in molti paesi avanzati possano indurre a considerare forme di chiusura nazionale.

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