Parola d’ordine: semplificare

Da sinistra: Giacomo Basso, presidente Casartigiani; Daniele Vaccarino, presidente Cna; Carlo Sangalli, presidente Confcommercio; Marco Granelli, vice presidente vicario di Confartigianato e Massimo Vivoli, presidente Confesercenti (foto Rete Imprese Italia)
Da sinistra: Giacomo Basso, presidente Casartigiani; Daniele Vaccarino, presidente Cna; Carlo Sangalli, presidente Confcommercio; Marco Granelli, vice presidente vicario di Confartigianato e Massimo Vivoli, presidente Confesercenti (foto Rete Imprese Italia)

I processi di semplificazione, in particolare in materia fiscale e del mercato del lavoro e l’impatto che hanno sull’attività e la competitività delle imprese: questo il tema al centro della conferenza dal titolo “Semplifichiamo per crescere” che Rete Imprese Italia ha da poco organizzato a Roma. Nel corso dei lavori è stata presentata una ricerca, realizzata in collaborazione con il Cer, sull’incidenza della burocrazia sul sistema delle imprese e sugli effetti di una maggiore semplificazione e di uno snellimento di procedure e adempimenti sulla crescita economica. Dalla ricerca risulta che se si riuscisse a ridurre di un terzo i 30 miliardi di costi che le pmi italiane sopportano ogni anno a causa dell’eccesso di adempimenti burocratici, in soli quattro anni il Pil salirebbe dell’1%, il tasso di disoccupazione scenderebbe dello 0,5% e il rapporto fra investimenti e Pil crescerebbe dello 0,4%.

La platea durante la conferenza (foto Rete Imprese Italia)
La platea durante la conferenza (foto Rete Imprese Italia)

Un risultato notevole, insomma, tanto più se si considera che questi effetti sarebbero per la maggior parte “di natura permanente”, traducendosi dunque in un innalzamento strutturale della produttività di sistema dell’economia italiana. Lo spazio per tagliare, d’altra parte, c’è. Come ha riconosciuto lo stesso Dipartimento per la funzione pubblica, che ha quantificato appunto in 8,9 miliardi la consistenza della possibile opera di semplificazione che andrebbe a incidere su complicazioni e inefficienze burocratiche, soprattutto sulle materie del lavoro e del fisco. Si tratta di un peso equivalente al 2% del Pil, che costituisce un evidente freno al processo di sviluppo. Tanto più considerando che quasi il 60% delle pmi sente di aver subito un sensibile aumento degli oneri amministrativi proprio nel corso della crisi, che si è tradotto in una crescita del 35% delle giornate-uomo dedicate ad adempimenti burocratici e in un incremento dei costi per le consulenze esterne connesse di quasi il 15%.

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